La vita dopo il Covid può essere più vera, intensa, appagante.

Serve sostegno alle famiglie e forza interiore nel difficile periodo post Covid: contro le paure, l’antidoto migliore è il rispetto delle regole sanitarie e l’associazionismo, l’elemento più potente contro le solitudini.

di Giuseppe Macchi

Il silenzio assordante ci ha accompagnato lungo le vie del centro città o nei piccoli borghi di provincia. Pochissime le auto che circolavano, i bus drasticamente ridotti nelle corse, solo i furgoni delle consegne attivi, come pure le pattuglie di Polizia e Carabinieri che fermavano chiunque passeggiasse, mentre le sirene delle ambulanze emettevano un urlo più acuto del consueto. Per tre mesi l’allarme Covid19 ci ha paralizzati.

Varese, Gallarate, Busto Arsizio ma anche Azzate, Duno o Viggiù hanno rispettato le regole. Ora il “coprifuoco” è finito ma l’allarme no, il virus può covare sotto la cenere.

Mesi difficili, quella della pandemia. Sentirsi isolati e reclusi forzatamente ha provocato in noi una sensazione di scoramento. Se poi la malattia di Parkinson fiacca, già di suo, fisico e psiche la sensazione è assai peggiore. “Mala tempora currunt” per svariate ragioni: salute, economia, lavoro, relazioni familiari, salute e psicologia. Siamo stati travolti da qualcosa di inaspettato, un nemico invisibile ma reale, il modo di affrontare questo periodo è cambiato molto in base alla situazione familiare: ci sono stati nuclei che hanno visto acuirsi le conflittualità già preesistenti, altre in cui regnava l’armonia che hanno affrontato questo periodo come un’occasione per stare più insieme, migliorare il dialogo, aumentando i gesti d’affetto.

Il primo cambiamento è stato il fatto che la Casa, luogo della famiglia, è assurta al centro del nostro mondo: il soggiorno e la cameretta si sono trasformate per gli studenti come aule scolastiche, la cucina come crogiolo di dialogo e telefonate private e di smart working di papà o mamma, il bagno trasformato nella trafficata toilette di un centro commerciale il sabato pomeriggio… Il tutto accompagnato da una Comunicazione radio-tv martellante ma non sempre chiara.

Tutto ciò è stato affaticante e si è naturalmente riverberato sugli equilibri familiari, tra i malati di Parkinson e i loro caregivers. E le scissioni tra nipoti e nonni e tra figli (adulti) e genitori (anziani) hanno costituito ferite profonde nel periodo di confinamento (lockdown) appena concluso. A questo proposito è stata utile la nascita in As.P.I. Varese della chat su whatsapp della pagina/gruppo dedicata alla Vita in tempo di Covid19, spazio dove la parola, la fotografia e il video hanno riverberato affetto, comunicazione, voglia di combattere la solitudine con il contatto solidale e fraterno.

E ora quali sono le strategie più consone a fare della ripresa? La prima cosa da fare è certamente quella di rinforzare i legami, quelli familiari, quelli tra insegnanti e studenti, tra medici e pazienti, tra associati e associazioni. È il momento di fare quadrato e mettere in campo le risorse sanitarie, di volontariato, di sostegno e mettere in comune le esperienze e i bisogni reali. Va ripensata la cosiddetta “prossemica” cioè la distanza, l’insieme dei comportamenti nello spazio che definiscono la nostra comunicazione con gli altri: se prima avevamo una società che gradiva abbracci, strette di mano, vita da bar, teatro, concerti ora ci ritroviamo in una serie di modalità molto differenti. Non è facile adattarci, dobbiamo industriarci con nuovi metodi che rispettino salute e sensibilità altrui.

Da una parte bisogna attenersi alle regole del distanziamento fisico perché rassicurano ma dall’altro dobbiamo provvedere alla nostra salute mentale e fisica, combattere le paure e fortificarci.

Se il Covid19 ha messo a nudo le nostre fragilità, di contro ha evidenziato nuove potenzialità: sia la forza della tecnologia online sia l’occasione di conoscenza di sé, di empatia, di collaborazione e solidarietà, valori la cui importanza è emersa più forte che mai negli ultimi mesi. E gli effetti benefici li possiamo vedere nei tanti gesti di aiuto sia singoli sia associativi che in questi mesi sono stati realizzati. Perché oltre ai metodi sanitari, ci sono antidoti potenti e micidiali contro la malattia: si chiamano amore, coppia, famiglia, spiritualità, cultura, poesia, viaggi, musica, arte, scienza. E sappiamo bene come il sorriso del volontariato e l’operosità solidale vincano mille paure.

LIBERI! n. 65